12. Visioni del futuro

Ora che conoscete quanto basta di Internet per superare in modo relativamente indolore il primo impatto con questo mondo elettronico, vorrei parlarvi un po' dello scopo di tutta questa tecnologia e di dove ci sta portando.

A volte la strada è così impegnativa e stimolante che ci dimentichiamo la ragione per cui la percorriamo e soprattutto non ci domandiamo dove ci condurrà. La luce alla fine al tunnel, come si suol dire, potrebbe essere quella di un treno che ci viene addosso. Perciò vi presento una panoramica sugli aspetti più futuribili di Internet; non solo quelli tecnologici, ma anche quelli morali.

Anche questa quarta edizione è obsoleta!

Avevo dato quest'avvertenza nella prima versione di questo testo, alla fine del 1993, e ahimè è valida anche stavolta: detesto doverlo ammettere, ma è impossibile restare davvero al passo con Internet, anche se sono io a scrivere.

Fra il momento in cui compongo al computer queste righe e quello in cui le leggete, Internet si sarà sicuramente evoluta in maniere imprevedibili, la terminologia si sarà arricchita di nuove espressioni necessarie per esprimere nuovi concetti, e i numeri riguardanti prezzi, traffico ed utenti che ho citato saranno diventati ridicolmente inadeguati.

Molti dei servizi che sto per presentarvi saranno considerati standard e ne saranno comparsi altri per soddisfare le sempre nuove esigenze degli utenti. Alcuni, apparentemente così promettenti, saranno invece finiti nel dimenticatoio. I cambiamenti di Internet nel futuro a breve termine non si limiteranno sicuramente a quelli che vi sto per accennare, ma mi auguro che almeno la traccia generale sarà giusta.

La sfera di cristallo

Divertitevi a scoprire se ho azzeccato qualche cosa e quante cantonate ho preso nel guardare nella mia sfera di cristallo telematica: la volta scorsa mi è andata abbastanza bene.

Fine dell'era anarchica

La regolamentazione di Internet avanza, anche se a rilento. Molti siti, però, non stanno aspettando leggi internazionali o altri provvedimenti ufficiali: si stanno autocensurando o proteggendo con codici d'accesso riservati agli utenti paganti (e presumibilmente quindi adulti). Il commercio in Rete diventa più affidabile man mano che vengono risolte questioni fondamentali come la validità legale dei contratti via Internet e le sedi giuridiche competenti in caso di acquisti internazionali.

Per ora la Rete è ancora caratterizzata da una pressoché totale libertà d'espressione e dalla sostanziale mancanza di censura morale, commerciale e politica. Tuttavia, man mano che Internet si trasforma in uno strumento di massa fornito commercialmente, aumenta la pressione affinché si faccia qualcosa per evitare che circolino affermazioni incontrollate ed immagini di violenza o pornografia.

Censurare Internet non è semplice: come dicono gli utenti "filosofi", Internet è un organismo vivente ameboide che interpreta i tentativi di censura come un oggetto estraneo e li aggira. La necessità di censurare o controllare gli accessi alle informazioni non era prevista dai creatori della Rete; anzi, è in antitesi con il suo scopo primario, che è facilitare la condivisione delle informazioni.

La trasformazione è già in atto adesso; se leggete le clausole in piccolo dei contratti dei fornitori d'accesso, emerge chiaramente la tendenza ad avvisare gli utenti che qualunque cosa dicano o pubblichino non dovrà essere offensivo, contrario alla pubblica decenza o diffamatorio. Questo potrebbe essere un primo passo di responsabilizzazione che ne eviterebbe di ben più drastici. Se la popolazione di Internet riesce ad autocontrollarsi individualmente, invece di farsi controllare da leggi e regolamenti che mal si adattano all'ambiente, la Rete ne beneficerà immensamente.

Nell'ambito di questa trasformazione, numerosi paesi, fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Singapore, si stanno adoperando per evitare l'accesso dei minori ai newsgroup e ai siti Web contenenti materiale pornografico. Purtroppo l'unico modo efficace per bloccare un newsgroup in un paese sarebbe bloccarlo in tutto il mondo, e questo ovviamente non è accettabile, dato che ciò che non è lecito discutere in un paese lo è in molti altri. È prevedibile che assisteremo a numerosi quanto maldestri tentativi di "censurare" la comunità di Internet.

Un'altra conseguenza della commercializzazione di Internet è che molte delle informazioni che oggi vengono distribuite gratuitamente diverranno a pagamento quando diventerà possibile far pagare la consultazione di una pagina del Web. L'altruismo che ha sinora caratterizzato Internet rischia di morire soffocato dall'orda di aspiranti venditori e commercianti.

Da quando scrissi la prima versione di questo testo, soltanto sei anni fa, le cose sono cambiate profondamente anche per quel che riguarda il movimento cyberpunk. Ai tempi d'oro, infatti, era difficile accedere a Internet e la navigazione era irta di ostacoli tecnici. Si formava quindi una sorta di fratellanza fra viaggiatori in lande ostili.

Adesso accedere a Internet è infinitamente più semplice di allora, e quindi vi si collega gente molto meno motivata, fra cui capita spesso di trovare perditempo e individui che vivono per il gusto di rompere le scatole agli altri.

Ormai, e mi dispiace ammetterlo, la cultura cyberpunk si sta emarginando, diventando un'eccentricità di una minoranza, sommersa dall'orda di nuovi utenti Internet che usano la Rete per cose molto banali come sfogliare il giornale, scrivere alla fidanzata, scambiare informazioni sul giardinaggio o seguire i voli della navetta spaziale. Insomma, gente come me e voi, che i cyberpunk considerano "barbari". Non sono del tutto sicuro che abbiano torto, soprattutto quando leggo le statistiche sulla quantità di visitatori delle pagine Internet di Playboy o le perentorie richieste "Postate pissing!" nei newsgroup.

Inizia l'era del disincanto

Ed era anche ora, soprattutto in Italia. Nel maldestro tentativo di promuovere Internet a un pubblico distratto da ben altre preoccupazioni, l'informazione è stata soverchiata dalla propaganda, prima negativa, poi mielosamente positiva. Secondo la stampa, adesso Internet non è più il luogo di raduno dei pervertiti, ma è la cura di tutti i mali: disoccupazione, cultura, persino la cura del cancro; introdurrà un nuovo modo di vivere, un rapporto più democratico fra cittadini e istituzioni, la demolizione dei centri di potere mediatici, bla, bla, bla….

Man mano che cresce il numero di italiani che usa Internet (o ci ha almeno provato), per fortuna, lo strumento si smitizza. Finalmente stiamo passando dalla fase dell'iperbole, della grande cifra, alla normalità dell'uso quotidiano. Ben presto avere un indirizzo di e-mail sarà normale come avere un numero di telefono e ci si renderà conto che le promesse messe in bocca a Internet sono vuote come la scatola cranica di un imbonitore televisivo.

La guerra andrà nel ghetto

A proposito di informazioni e notizie, la tanto decantata possibilità di farsi il "giornale personalizzato", ricevendo soltanto le notizie sui temi che ci interessano, comporta un pericolo fondamentale: la ghettizzazione delle notizie. Faccio un esempio: quanti pagheranno (in denaro o in tempo passato al computer) per leggere notizie multimediali sulle guerre atroci che affliggono il nostro pianeta?

Adesso siamo almeno superficialmente a conoscenza di questi drammi perché dobbiamo scorrere i titoli dei giornali e non possiamo usare l'"avanti veloce" del videoregistratore con il telegiornale; ma se possiamo cliccare per saltare le brutte notizie, c'è il rischio che le guerre dimenticate si trasformino da cliché giornalistico in realtà concreta.

Nuove nazioni o nuove tribù?

Quando i canali di comunicazione sono pochi, è facile che tante persone vedano gli stessi programmi TV e gli stessi film, ascoltino la stessa musica, leggano gli stessi libri e le notizie dei medesimi quotidiani. Queste esperienze condivise e questi interessi comuni creano l'identità e la cultura di una nazione.

Ma se il numero di canali di comunicazione fra cui scegliere si espande, il pubblico si frammenta sempre di più. Le esperienze condivise diminuiscono. Con Internet, spesso è più facile avere comunione di sentimenti e scambi di idee con un peruviano, mosso dalla nostra stessa passione per la fisica, che con i nostri vicini di casa che di fisica non capiscono un'acca.

In questo modo si formano "nazioni virtuali" che ignorano le frontiere politiche: e quando ho più cose in comune con uno straniero conosciuto in Rete che con chi mi abita intorno, è inevitabile che il mio senso di appartenenza a uno Stato si affievolisca mentre il senso di lealtà verso la comunità formata via Internet si rafforza. La Rete potrebbe essere il colpo di grazia per tutti i nazionalismi, sempre più insostenibili e insensati in un mondo interdipendente. Governi di tutto il globo, siete sicuri di voler incentivare Internet?

Siccome però le comunità digitali sono tante, ciascuna composta da un numero modesto di individui, dovremmo parlare non tanto di nazioni quanto di tribù, ciascuna con le sue regole, i sui rituali, i suoi leader spirituali e le sue caste impenetrabili dagli "esterni", e soprattutto ciascuna volontariamente isolata dalle altre. Basta frequentare un qualsiasi newsgroup per vedere in azione questi meccanismi. I nuovi arrivati (gli immigrati del ciberspazio) vengono trattati con sospetto fino a prova contraria, chi partecipa a più di un newsgroup sullo stesso tema viene considerato "impuro" perché importa idee e modi di fare stranieri, e così via.

Questa cosiddetta "ritribalizzazione" comporta un pericolo fondamentale. Quando una comunità ristretta si chiude in sé stessa, non beneficia più dell'apporto innovativo delle altre e diventa presto sterile e paranoica, come esemplificato dal ciclo vitale dei newsgroup nel Capitolo 7 e, nel mondo reale, dalla tragedia della Corea del Nord, incapace di sfamare i propri abitanti ma armata di missili balistici. Lo scopo della Rete è agevolare la comunicazione globale, non rendere più facile alzare palizzate digitali. Resta da vedere quale delle due tendenze prevarrà.

Nuovi strumenti di accesso

Di certo, finché comunicare via Internet richiede lo studio e la padronanza di un aggeggio assurdamente complicato come un computer, la Rete non potrà avere un effetto profondo sulle nostre abitudini e sul nostro modo di vivere, perché usarla sarà appannaggio dei pochi che sanno padroneggiare un personal computer. Si cita spesso il grande numero di utenti della Rete (230 milioni stimati), ma si dimentica di citare il dato opposto: quei cinque miliardi e ottocento milioni di non utenti.

Tutte le rivoluzioni sociali che ho delineato nei paragrafi precedenti potrebbero concretizzarsi in breve tempo, però, grazie a un cambiamento fondamentale nel modo di accedere a Internet. Avete indovinato: si farà a meno del computer.

Grazie al boom dei telefonini digitali, in grado già adesso di avere un'interazione modesta ma adeguata con Internet, entro pochi mesi quelli che usano il computer per accedere alla Rete saranno una minoranza. Mentre scrivo, ad esempio, a ciascun utente cellulare italiano viene assegnato automaticamente un indirizzo di e-mail utilizzabile dal proprio telefonino: questo significa creare in un sol colpo oltre venti milioni di nuovi utenti Internet che non usano il computer; e stiamo parlando soltanto dell'Italia, anche se iniziative analoghe sono in atto in quasi tutti i paesi. A questi nuovi arrivi si aggiungeranno gli utenti che accederanno alla Rete con le console per videogiochi, ben più diffuse, economiche e facili da usare rispetto al computer, e con i set top box.

Questa trasformazione radicale del modo di accedere a Internet non beneficia soltanto la minoranza abbiente del pianeta. Finché Internet significa personal computer, la Rete non arriverà mai dove non c'è corrente elettrica. Grazie ai nuovi apparecchi semplici e a basso consumo, alimentati a pile o a pannelli solari, e grazie alle reti di comunicazione satellitari, già adesso le più sperdute comunità delle Ande, dell'Africa e dell'Asia possono attingere a risorse della Rete per loro preziosissime, come le previsioni del tempo e i prezzi offerti dai vari mercati di zona per i loro prodotti. Questo non sarebbe possibile con una telefonata satellitare a voce, perché con i sistemi satellitari comunicare a voce costa molto di più che trasmettere dati.

Nuovi canali di comunicazione

Il secondo grande cambiamento che avverrà probabilmente in Internet è l'aumento della velocità di trasmissione, combinata con la moltiplicazione esplosiva dei metodi di collegamento.

Fino ad oggi siamo stati abituati a due soli modi di accedere alla Rete: tramite un costoso cavo apposito oppure tramite il filo del telefono, che non è proprio gratis ed oltretutto è molto lento.

Per fortuna non sarà così per molto: le migliori menti (e i più capienti portafogli) si stanno sbizzarrendo per trovare nuovi modi di collegarsi a Internet.

schema sistema direcpc

Lo schema dell'accesso a Internet via satellite di DirecPC (immagine tratta dal sito http://www.nettuno.it/directpc).

Nuove tariffe all'orizzonte

Nessuna di queste meraviglie sarà interessante e appetibile senza costi di esercizio accettabili. In effetti, a pensarci bene, la lentezza di Internet non è il vero problema: nella maggior parte dei casi, i dati non servono in tempo reale. Abbiamo fretta di riceverli perché sappiamo che il tassametro corre, ma a parte questo, che vantaggio c'è nel prelevare un programma o un brano musicale in venti minuti anziché in due? L'importante è riuscire a prelevarlo.

Per fortuna i nuovi canali di comunicazione si stanno orientando proprio verso una tariffazione non più basata sulla durata della connessione, come nel sistema telefonico attuale, ma sulla quantità di byte scambiati. In altre parole, con tecnologie come ADSL e GPRS si rimane collegati alla Rete ventiquattr'ore su ventiquattro, ma finché non si scambiano dati non c'è addebito.

Questo è convenientissimo quando occorre prelevare dati da siti Internet molto lenti: non ha importanza quanto tempo stiamo collegati, pagheremo comunque lo stesso importo in base ai byte ricevuti.

C'è anche un affinamento ulteriore di questa nuova concezione tariffaria. Con il sistema attuale, un utente paga la stessa tariffa telefonica sia che si colleghi a 56.000 bps, sia che annaspi con un vecchio modem da 14.400 bps. Tuttavia il modem più veloce impegna le risorse del fornitore d'accesso molto di più di quello lento: ha un "costo" maggiore per il fornitore (se tutti viaggiano a 56.000 bps, il fornitore deve comperare macchine molto più potenti di quelle che basterebbero con utenti quattro volte più lenti).

L'idea che circola sempre più insistentemente è quella di differenziare le tariffe in base alla velocità di trasmissione oltre che alla quantità di byte scambiati. Vuoi i dati subito e immediatamente? Paghi di più. Non hai fretta? Vai piano, ma risparmi. Questo avrebbe il grandissimo vantaggio di poter scegliere di volta in volta la velocità di trasmissione a seconda del servizio che desideriamo utilizzare. Per ricevere un film e vederlo subito potremmo sfruttare la massima velocità e spendere di più; se vogliamo risparmiare, potremmo prenotarlo la sera prima e prelevarlo lentamente nell'arco della nottata.

Anche per fare una telefonata via Internet potremmo selezionare la velocità massima, rendendo più affidabili queste telefonate rispetto alla situazione attuale, dove tutti i dati viaggiano grosso modo con la stessa priorità per cui si rallentano a vicenda; mentre per ricevere la posta o sfogliare i newsgroup potremmo accontentarci della corsia più lenta, ma gratuita o quasi.


Morte dei fornitori a canone zero

Non voglio fare il menagramo, ma prevedo tempi duri per questo tipo di servizio. Come già dicevo nel Capitolo 2, l'esperienza di altri paesi, fra l'altro meno gravati da tasse e da costi di telecomunicazione esorbitanti, ha dimostrato che un fornitore non riesce a reggersi soltanto tramite gli introiti derivanti dalle telefonate. O meglio, può reggersi soltanto se i suoi utenti sono disposti ad accettare un disservizio cronico e ingorghi totali negli orari di punta. Improbabile.

In attesa delle rivoluzioni tariffarie che ho accennato, il modello commerciale che vedo di buon occhio per il prossimo futuro è quello dei fornitori che chiedono un canone ma consentono l'accesso tramite numeri telefonici gratuiti, almeno in determinati orari.

Questo è un modello commerciale sperimentato con successo nel Regno Unito, dove sia British Telecom, sia AOL offrono abbonamenti a Internet che prevedono un canone mensile (intorno alle trentamila lire) ma offrono connessioni gratuite (tramite numeri verdi) nei fine settimana, che compensano larghissimamente la spesa di canone.

Stare collegati in Rete per due giorni di fila senza spendere una lira, pardon un penny, è un'esperienza sconcertante. Diventano possibili servizi altrimenti impraticabili, come fare quell'immenso download che avete sempre rimandato perché sarebbe costato una follia; fare una copia di sicurezza dei propri dati su un sito-cassaforte; attivare una propria Webcam che diffonda la vostra immagine in Internet in tempo reale; giocare in Rete; o usare il vostro computer come enorme sito Internet visitabile dal resto del mondo.

Se siete stati attratti dai fornitori a canone zero, fate pure: ma ricordatevi di virtualizzare il vostro indirizzo di e-mail, così non dovrete cambiarlo quando sarete stufi.


Nuove velocità, nuovi servizi

Come sempre, un aumento delle prestazioni non significa semplicemente che si fanno le stesse cose di prima più in fretta. Rende possibili servizi completamente nuovi. Lo stesso vale per i nuovi accessi veloci a Internet. Chiaramente è inutile avere un accesso veloce se il resto della Rete è lento, ma si sta lavorando anche su questo fronte. Nel frattempo vi offro una panoramica di idee sul prossimo futuro. Che poi non è nemmeno tanto futuro, visto che molti di questi servizi sono già disponibili a una ristretta cerchia di utenti di prova.

Intranet, Midnet ed Extranet

Dietro questi nomi strani si nasconde uno degli aspetti più anomali della trasformazione di Internet. Da grande struttura unificatrice, la Rete si frammenterà in tante piccole sotto-reti.

Ho già accennato al problema del traffico su Internet. Anche se gli utenti sono abituati a sentire ogni tanto voci allarmistiche sull'imminente collasso della Rete per sovraccarico e ormai le ignorano, non vi è dubbio che Internet ha subìto un rallentamento notevole con l'avvento del World Wide Web e di tutte le sue applicazioni multimediali.

Le prime conseguenze di questo fenomeno sono le Midnet. Con questo nome si indicano delle reti strutturate come Internet, cioè poggiate sul protocollo TCP/IP, ma concepite per servire un ambito regionale, con pochi collegamenti verso il resto della Rete.

Man mano che navigherete in Internet, vi accorgerete dell'enorme differenza in termini di tempi di risposta fra l'esplorazione del sito del vostro fornitore d'accesso e quella di un qualsiasi altro computer più remoto. Le Midnet sono come il vostro fornitore d'accesso: riuniscono un gruppo di utenti geograficamente vicini intorno ad un unico "focolare" veloce e strutturato su misura per la loro comunità, consentendo comunque l'occasionale viaggio fuori dall'ambito locale per esplorare il resto della Rete.

Pur essendo stato concepito nel primo Paleolitico, in termini informatici (1969), il TCP/IP si è inoltre rivelato talmente robusto che il suo uso si è esteso anche alle reti interne alle aziende. Le reti aziendali che usano il TCP/IP al posto dei costosi sistemi tradizionali (oltretutto incompatibili fra loro) si chiamano Intranet.

Questo sarà uno dei fenomeni più vistosi dell'evoluzione di Internet. L'utente aziendale si troverà la medesima interfaccia sia nella rete interna, sia sulla Midnet della sua città, sia ancora sul resto di Internet; adopererà ovunque gli stessi strumenti (browser e mailer), rendendo la vita un po' più facile e sensata almeno da questo punto di vista.

Infine vanno citate le Extranet: si tratta di porzioni di Internet accessibili esclusivamente a soci di una determinata organizzazione. Ad esempio, alcuni gruppi di avvocati statunitensi hanno creato siti cui soltanto loro possono accedere per consultare informazioni a pagamento o per discutere fra esperti.

Visto il successo delle parti commerciali della Rete, questo tipo di sotto-rete (o più propriamente "extra-Rete") prenderà piede in modo spettacolare, dato che consente a costi bassissimi la condivisione di informazioni riservate fra utenti separati da grandi distanze.

Arrivederci!

Ed eccoci qua: siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata. Spero che vi siate divertiti e di avervi mostrato che essere collegati a Internet non significa soltanto leggere messaggi, sfogliare conferenze e guardare passivamente pagine Web: significa fare molte domande, rispondere ad altrettante e scambiare opinioni. Insomma, partecipare a qualcosa.

Nel ciberspazio troverete cose che vi faranno ridere e altre che vi faranno arrabbiare. Troverete idee brillanti, battute fulminanti, nuovi amici e nuovi scocciatori. Troverete anche me: venitemi a trovare, così saprete in quale di queste categorie classificarmi.


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